Ok, devo farmi passare la nausea per il genere umano. In fondo ieri ho passato una bella mattinata con una compagna con la quale non chiacchieravo da un po’, ho fatto una meravigliosa intervista e anche oggi continuo ad avere un tetto sulla testa e il frigo se non proprio pieno, comunque riempibile. 
Però poi mi danno fastidio i trucchetti della gente. Mi dà fastidio che la prima cosa che fa certa gente quando fai capire che esiste il rispetto è darti della matta. Faccio un passo indietro per far comprendere di che parlo…
Qualche settimana fa rispondo ad un annuncio con il quale si cercavano correttori di bozze. Rispondo chiedendo varie informazioni, tra cui, naturalmente, quale fosse la retribuzione. Questa la risposta, dalla quale ometto alcuni dati per evitare problemi:
“La rivista è un progetto nato a gennaio del 2008 e in continua evoluzione, al fine di aprire sbocchi lavorativi più ampi (e redditizi). Con il cartaceo siamo stati partner di numerosi festival, quali il * Indipendent Film Festival [prego notare l'indipendent scritto con la I!] il *** Festival e l’* Film Location Festival, con il quale stiamo portando avanti un discorso sul cineturismo, entità [entità?] che ultimamente sta prendendo molto piede nel campo del turismo e dello spettacolo. Pertanto siamo alla ricerca di public relations, addetti ufficio stampa, comunicazione e marketing che si occupino appunto dell’area commerciale e comunicativa. Siamo anche alla ricerca di collaboratori per la stesura di articoli: entrambe le testate, quella cartacea e quella online che comprende varie sezioni, sono registrate al tribunale. L’associazione culturale omonima (nata 4 anni fa assieme al sito internet ***) si è occupata in questo tempo di organizzare spettacoli ed eventi culturali, i quali ricominceranno a partire da settembre.
Qualora fosse interessata, può contattarci ai numeri: ******* oppure ******* per fissare un eventuale colloquio.
Grazie per la risposta e per l’attenzione mostrataci. “
Nella mia ingenuità o infinita bontà decido di presentarmi comunque, nonostante avessi notato l’elegante glissare sulla questione economica. I tizi (due baldi giovanotti, di cui uno decisamente sbarbato) mi danno appuntamento davanti a una sede di produzione video, che evidentemente non è loro, perché poi mi dicono che stanno facendo i colloqui tutti al bar lì vicino (bizzarro, eh? Se ho una sede, con un pc e tutto, magari preferisco stare lì!). Ricominciano con la lunga chiacchiera su quanto sono fighi e motivati per questo progetto “militante e autogestito” (devono averlo letto su qualche manifesto dalle parti di Roma Tre), fino a giungere al dunque: sghei non ce n’è. O meglio, i fondatori li prendono e tu dovresti fare lo stesso lavoro gratis per tre mesi come “steig” (eh, già: non ci arrivano proprio a distinguere un palco da un tirocinio).
Naturalmente io sorrido e dico che non me lo posso permettere e mi faccio venire l’assurda idea, in nome delle buone relazioni, di poter metterli in contatto con un mio amico, redattore di una trasmissione cinematografica. Tornando a casa leggo la fantastica rivista, sul qualunquismo andante, con elogi dello shopping di Samantha di “Sex and the city”. Dopo alcuni giorni mi ritrovo iscritta, senza averne fatto richiesta, alla loro fantastica mailing list, usata fondamentalmente per spedire la newsletter. Naturalmente esigo la cancellazione immediata dalla lista, mentre mi sale il fastidio che avevo contenuto fino a quel momento.
Le facce di culo mi riscrivono di lì a un paio di giorni chiedendomi se allora ho parlato con la radio per poter collaborare e promuovere la rivista. Questa la mia risposta:
“>Ciao,
>sono ***** di ****, ti ricordi?
Be’, mi ricordo che ho chiesto delucidazioni sul lavoro di editing via mail (retribuzione compresa) e voi mi avete riempita di parole, glissando sul tema compenso, per farmi presentare ad un colloquio dove finalmente mi spiegavate che la retribuzione non esisteva.
Successivamente mi sono ritrovata iscritta alla vostra mailing list senza che ne avessi fatto richiesta (fortunatamente sono stata disiscritta dopo mia sollecitazione).
Vi sembrano comportamenti corretti? Francamente a me no. Perché dovrei premiare tale mancanza di correttezza? Se vi interessa una collaborazione con la radio, scrivete a ********. Noi siamo trasparenti fin dal principio e non inseriamo nessuno coattamente in una lista.
Buon lavoro”.
E questa la loro controrisposta:
“E’ stato un semplice errore e lo abbiamo scritto immediatamente.
Noi non riempiamo nessuno di parole, parliamo un chiaro italiano, se non lo si comprende possiamo consigliare una buona scuola. Detto questo non chiediamo di essere premiati, ma è Lei che ha sottolineato il suo lavoro alla radio e la possibile collaborazione. Detto anche questo buona fortuna e le consiglio vivamente di accendere l’aria condizionata in macchina, perchè d’estate il sole picchia.”
Carini, no? Ora l’unico mio rimorso è aver perso tanto tempo (anche in questo blog) con simili teste di minchia. Chissà se il correttore di bozze che lavorerà gratis per loro cambierà quel “perchè” in “perché”…