Punture

Fuori la grinta

28th October 2008

Fuori la grinta

Non e’ piu’ tempo di timidezze o esitazioni, siamo circondat*! Ormai il consenso verso le idee piu’ reazionarie e’ come un blob che travolge le citta’. C’e’ grossa confusione. Ieri si e’ presentata in radio una tizia con le celtiche sulla borsa, perche’ in fondo essere di destra o di sinistra e’ diventato come preferire la pasta o il riso: ognuno ordina per se’, ma si sta a tavola insieme. A Chimica hanno rifiutato un incontro sui desaparecidos perche’ “la protesta e’ apolitica”. Io continuo ad avere problemi sul lavoro solo perche’ si vede che sicuramente non voto AN (e non vado in giro vestita da punk, semplicemente non mi vesto da pariolina tipica), a lezione di spagnolo sento discorsi allucinanti. Stiamo entrando lentamente in una dimensione autoritaria e violenta. Ma l’anestesia e’ stata fatta bene. Non e’ piu’ tempo di timidezze o esitazioni. DI cazzeggiamenti e di chiusure emo (parola che va tanto di moda).

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16th October 2008

Idee confuse?

Primo giorno del corso di spagnolo.

E: Domani a che ora per lo sciopero generale?

Z: alle 9:30.

T: Vorrei venire anch’io. Al liceo ho partecipato a tante manifestazioni. 

O: Tu che fai, studi?

T: Si’, alla LUISS.

No comment.

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23rd September 2008

Guai a non fare la brava moglie

Ci risiamo.
“Perde il diritto agli alimenti la moglie che abbandona il talamo coniugale. Lo afferma la Cassazione confermando che Elena B., perderà il diritto a ricevere tremila euro di assegno mensile dall’ex marito, Valentino N., così come stabilito dalla Corte d’Appello di Torino.

La Suprema Corte ha confermato infatti che la colpa della fine dell’unione di Elena e Valentino è da attribuire alla signora che non solo «ripudiava di condividere con il marito il talamo coniugale», preferiva dormire nella stanza del figlio e non voleva avere rapporti fisici col coniuge. Ma rifiutava anche sistematicamente di trasferirsi da Ivrea - dove i due abitavano - nelle altre città italiane dove il marito veniva trasferito e dove il nucleo familiare abitava. In compenso, però, Elena passava lunghi periodi nella sua casa di Viareggio e affidava il figlio ai parenti.

In primo grado alla donna era stato riconosciuto il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento, ma in Appello era stata dichiarata “colpevole”. E i giudici del Palazzaccio - con la sentenza n. 23885 della Prima sezione civile - hanno confermato questo giudizio.”

Insomma, a questa poverina era venuto lo schifo per il marito, non riusciva piu’ a dormire con lui e magari voleva pure vivere dove voleva lei e non fare il segugio del consorte. Per fortuna ha divorziato. Alimenti? Ma no, lo schifo provato e la sottrazione al “dovere coniugale” la rendono indegna di riceverli. Non sei stata brava, cosi’ non si fa. Ora ti freghi. Del resto lo dice il giudice e (cosa forse piu’ triste) lo direbbe anche mia madre.

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19th September 2008

No al reggae omofobo!

Ci risiamo: nonostante l’ottima campagna di boicottaggio che ha dato vita a nonsoloreggae il signor elephant man vorrebbe tornare a cantare in italia. che riproponga proprio le peggiori canzoni del proprio repertorio o ne canti di piu’ politicamente corrette, poco importa. sostenere chi sostiene l’omofobia e la violenza omofoba non ci piace a prescindere!

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30th July 2008

Giovani artistoidi cercano gente da sfruttare

Ok, devo farmi passare la nausea per il genere umano. In fondo ieri ho passato una bella mattinata con una compagna con la quale non chiacchieravo da un po’, ho fatto una meravigliosa intervista e anche oggi continuo ad avere un tetto sulla testa e il frigo se non proprio pieno, comunque riempibile. :)
Però poi mi danno fastidio i trucchetti della gente. Mi dà fastidio che la prima cosa che fa certa gente quando fai capire che esiste il rispetto è darti della matta. Faccio un passo indietro per far comprendere di che parlo…
Qualche settimana fa rispondo ad un annuncio con il quale si cercavano correttori di bozze. Rispondo chiedendo varie informazioni, tra cui, naturalmente, quale fosse la retribuzione. Questa la risposta, dalla quale ometto alcuni dati per evitare problemi:

“La rivista è un progetto nato a gennaio del 2008 e in continua evoluzione, al fine di aprire sbocchi lavorativi più ampi (e redditizi). Con il cartaceo siamo stati partner di numerosi festival, quali il * Indipendent Film Festival [prego notare l'indipendent scritto con la I!] il *** Festival e l’* Film Location Festival, con il quale stiamo portando avanti un discorso sul cineturismo, entità [entità?] che ultimamente sta prendendo molto piede nel campo del turismo e dello spettacolo. Pertanto siamo alla ricerca di public relations, addetti ufficio stampa, comunicazione e marketing che si occupino appunto dell’area commerciale e comunicativa. Siamo anche alla ricerca di collaboratori per la stesura di articoli: entrambe le testate, quella cartacea e quella online che comprende varie sezioni, sono registrate al tribunale. L’associazione culturale omonima (nata 4 anni fa assieme al sito internet ***) si è occupata in questo tempo di organizzare spettacoli ed eventi culturali, i quali ricominceranno a partire da settembre.
Qualora fosse interessata, può contattarci ai numeri: ******* oppure ******* per fissare un eventuale colloquio.
Grazie per la risposta e per l’attenzione mostrataci. “

Nella mia ingenuità o infinita bontà decido di presentarmi comunque, nonostante avessi notato l’elegante glissare sulla questione economica. I tizi (due baldi giovanotti, di cui uno decisamente sbarbato) mi danno appuntamento davanti a una sede di produzione video, che evidentemente non è loro, perché poi mi dicono che stanno facendo i colloqui tutti al bar lì vicino (bizzarro, eh? Se ho una sede, con un pc e tutto, magari preferisco stare lì!). Ricominciano con la lunga chiacchiera su quanto sono fighi e motivati per questo progetto “militante e autogestito” (devono averlo letto su qualche manifesto dalle parti di Roma Tre), fino a giungere al dunque: sghei non ce n’è. O meglio, i fondatori li prendono e tu dovresti fare lo stesso lavoro gratis per tre mesi come “steig” (eh, già: non ci arrivano proprio a distinguere un palco da un tirocinio).
Naturalmente io sorrido e dico che non me lo posso permettere e mi faccio venire l’assurda idea, in nome delle buone relazioni, di poter metterli in contatto con un mio amico, redattore di una trasmissione cinematografica. Tornando a casa leggo la fantastica rivista, sul qualunquismo andante, con elogi dello shopping di Samantha di “Sex and the city”. Dopo alcuni giorni mi ritrovo iscritta, senza averne fatto richiesta, alla loro fantastica mailing list, usata fondamentalmente per spedire la newsletter. Naturalmente esigo la cancellazione immediata dalla lista, mentre mi sale il fastidio che avevo contenuto fino a quel momento.
Le facce di culo mi riscrivono di lì a un paio di giorni chiedendomi se allora ho parlato con la radio per poter collaborare e promuovere la rivista. Questa la mia risposta:

“>Ciao,
>sono ***** di ****, ti ricordi?

Be’, mi ricordo che ho chiesto delucidazioni sul lavoro di editing via mail (retribuzione compresa) e voi mi avete riempita di parole, glissando sul tema compenso, per farmi presentare ad un colloquio dove finalmente mi spiegavate che la retribuzione non esisteva.
Successivamente mi sono ritrovata iscritta alla vostra mailing list senza che ne avessi fatto richiesta (fortunatamente sono stata disiscritta dopo mia sollecitazione).
Vi sembrano comportamenti corretti? Francamente a me no. Perché dovrei premiare tale mancanza di correttezza? Se vi interessa una collaborazione con la radio, scrivete a ********. Noi siamo trasparenti fin dal principio e non inseriamo nessuno coattamente in una lista.
Buon lavoro”.
E questa la loro controrisposta:

“E’ stato un semplice errore e lo abbiamo scritto immediatamente.
Noi non riempiamo nessuno di parole, parliamo un chiaro italiano, se non lo si comprende possiamo consigliare una buona scuola. Detto questo non chiediamo di essere premiati, ma è Lei che ha sottolineato il suo lavoro alla radio e la possibile collaborazione. Detto anche questo buona fortuna e le consiglio vivamente di accendere l’aria condizionata in macchina, perchè d’estate il sole picchia.”

Carini, no? Ora l’unico mio rimorso è aver perso tanto tempo (anche in questo blog) con simili teste di minchia. Chissà se il correttore di bozze che lavorerà gratis per loro cambierà quel “perchè” in “perché”…

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8th July 2008

Femminicidio?

Parlo anch’io di cronaca, anche se lo faccio come ho imparato: ponendomi delle domande e non dimenticando la mia cultura e la mia lettura del mondo. In questi giorni (con un notevole calo nelle ultime ore) si è parlato molto della ragazza scomparsa e poi ritrovata a Lloret de Mar. Si sono dette le solite banalità, si è parlato di notti trasgressive e di amiche indignate per tale “accusa”, si sono dati dettagli sulla provenienza delle persone frequentate (si vede che parlare di uruguaiani, argentini e secondariamente di crucchi in vacanza fa pensare di più a un ambiente torbido). Eppure nessuno, né prima, né soprattutto dopo il ritrovamento del corpo ha focalizzato su una ipotesi che, considerati il ritrovamento di un corpo nudo e i primi dati autoptici rivelati alla stampa, sembra sempre più realistica: quello della violenza su una donna. Eh, no! Ci si sofferma sulle notti brave, nelle quali ragazzi fanno quello che fanno o hanno fatto *tutti*: bere, fumare, farsi una scopata con il primo che capita, magari prendere qualche droga pesante. Addirittura ballare mezzi nudi sui tavoli! Certo, la parola “segni di violenza” è venuta fuori (timidamente) in un paio di articoli, si è detto perfino che il corpo è stato trovato non lontano da un centro antiviolenza, ma non c’è stato nessuno che abbia sottolineato il seguente concetto: una ragazza è andata a divertirsi, senza pensare che ancora oggi non puoi andare a dirvertirti, magari con qualche centimetro di stoffa in meno addosso, senza che qualcuno si senta autorizzato ad abusare del tuo corpo, della tua vita, fino a annientarli. Evidentemente fa più audience parlare di notte brava, che di “bravi” di notte. Per il resto, RIP.

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8th July 2008

Da Mariana a Marina…

Ringrazio Fabrizio Mazzotta, che ha segnalato per primo questa pubblicità. Originali e creativi gli italiani, eh?

Da Mariana a Marina

(Ma l’avranno comprato dagli Argentini o copiato credendo di non essere sgamati?)

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21st June 2008

Perche’ a me fanno le pulci…

da anni per i cavilli e gente che lavora per una nota agenzia stampa nazionale non sa chi era Vanvitelli? Almeno controllare su google, no?

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19th June 2008

Mercoledi’, non troppo tardi, San Lorenzo

Esco dalla radio che saranno le 23:00. San Lorenzo e’ gonfia di gente, studenti soprattutto. Quelli cui ho sempre invidiato la capacita’ di svegliarsi all’ora di pranzo e riuscire comunque a studiare, con quelle quattro ore giornaliere per tre settimane per passare un esame. Esco, dalla radio, dicevo. Meno studenti in giro, in quel punto del quartiere, almeno ieri sera. Una caccoletta di si’ e no dieci anni, mentre il padre finge di chiacchierare con due ambulanti del Bangladesh o giu’ di li’, tenta di sfilare il portafogli, divertito e niente affatto per scherzo, a uno dei due. Mi scappa un “Oh!” e il furto fallisce, con conseguente figura di merda. Se fosse stato uno scherzo ci sarebbero state battute, pacche sulle spalle, non so…Invece il padre mi guarda in maniera losca per memorizzare la mia faccia e dopo un po’ il ragazzino si avvicina e mi fa “Aho’, ma che vvoi’?” e io, tirando fuori il mio migliore romanaccio “Ma cchi te conosce?”. Fine della storia, la risposta era tra quelle accettabili inel codice di comportamento del moccioso. Non vi dico cosa sarebbe successo a Napoli, ma io ho sempre piu’ forte la sensazione che Roma non sia altro che Napoli in versione light.

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26th May 2008

Toni l’italiano

Pare abbia suscitato polemiche Toni l’italiano e a me viene da ridere due volte. Per il personaggio e per la polemica. In fondo chi ha creato il personaggio è stato troppo clemente sia nei confronti dell’italiano medio che vive in Germania (i migranti e quelli di seconda generazione), sia dell’italiano medio che vive in Italia. Ma vogliamo veramente raccontarci che tanti italiani non vanno in giro come truzzi, vivono di pane e calcio e sono imbroglioni e sessisti? Davvero? Forse qualche italiano colto e magari di sinistra, forse, non e’ cosi’. Perché irritarsi tanto e sentirsi offesi? Gli italiani che guardano Amici, che fanno battutacce sessiste e partono per Barcellona per andare in discoteca e trombare, che fanno quelli per bene e poi si scopano le sedicenni dell’Est che lavorano sulla Togliatti, gli Italiani in Germania che ancora hanno le mogli che spignattano, mentre loro vanno al bar, gli Italiani per i quali l’imbroglio e la menzogna sono la normalità, gli Italiani che alimentano il lavoro nero e la perdita di diritti, gli Italiani lobotomizzati dalla TV e che trovano normale vedere una bionda finta e seminuda anche per pubblicizzare un set di pentole mi fanno sembrare Toni tutt’altro che irriverente e perfino simpatico. Siamo un po’ meno ipocriti, su…Forse voi non siete così, ok. Anch’io non mi sento come Toni, ma proprio per questo non mi sento offesa. So che si prendono a modello atteggiamenti reali, diffusi, che non sono i miei, ma che esistono. Anzi, mi sento quasi rispettata, perché almeno qualcuno riconosce, e non nega tanti comportamenti che io vedo e che in me creano disagio. Un disagio doppio proprio perché a volte mi fanno sentire una zombie solo perché mi indigno di fronte alle manifestazioni dell’Italiano medio e della sua sacra e inviolabile (ma spesso violatrice) immagine.

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