29th
September
2008
Mi spiace, ma a casa i miagolii li fa solo la gatta. Di fronte a questo dilagare di coquetterie, o, come direbbe la mia coabitante, di “fregne mosce”, anche fra le compagne, con relativi anni di femminismo buttati al cesso, mi viene da ribadire ancora una volta che io no, a fare l’ochetta non ci riesco proprio. Non critico chi apprezza l’aspetto ludico dell’apparire, soprattutto chi lo fa con ironia o autoironia, ma io vedo tante che, invece, si prendono molto sul serio, e che per quanto facciano quelle di sinistra, in fondo non sono tanto diverse dalla carfagna, se non nella statura. ecco, questa sono io. prendere o lasciare. questo e’ lo sguardo che ho nelle mie prime foto d’infanzia. incazzata con il mondo? in fondo no. ci vedo piu’ una nota di rancore, o tutt’al piu’ di avviso: “fammi male e ti rendero’ pan per focaccia”. infantile? probabilmente si’, altrimenti non avrei conservato quello sguardo. almeno lo so. questa sono io. niente cosce in bella mostra. ne’ ora, ne’ quando erano ritenute “perfette” secondo i canoni dominanti. niente sguardi accattivanti. quelli li riservo all’intimita’. che e’ una cosa preziosa e non si svendono le cose che contiene. je ne suis pas une coquette.
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29th
September
2008
No, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no. Perche’ e’ mio diritto non avere un senso di appartenenza, perche’ posso scegliere e cambiare ogni volta. Perche’ i compromessi sono una cosa, e i punti di incontro un’altra. Perche’ nessuno potra’ accusarmi di averlo offeso se scelgo che quello che gli appartiene a me fa cacare. Perche’ sono contenta di lasciarmi cose alle spalle. Perche’ avevo dimenticato che la vita e’ una lunga ricerca. Perche’ in fondo “no” lo dico proprio bene, ha un bel suono pieno.
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23rd
September
2008
Ci risiamo.
“Perde il diritto agli alimenti la moglie che abbandona il talamo coniugale. Lo afferma la Cassazione confermando che Elena B., perderà il diritto a ricevere tremila euro di assegno mensile dall’ex marito, Valentino N., così come stabilito dalla Corte d’Appello di Torino.
La Suprema Corte ha confermato infatti che la colpa della fine dell’unione di Elena e Valentino è da attribuire alla signora che non solo «ripudiava di condividere con il marito il talamo coniugale», preferiva dormire nella stanza del figlio e non voleva avere rapporti fisici col coniuge. Ma rifiutava anche sistematicamente di trasferirsi da Ivrea - dove i due abitavano - nelle altre città italiane dove il marito veniva trasferito e dove il nucleo familiare abitava. In compenso, però, Elena passava lunghi periodi nella sua casa di Viareggio e affidava il figlio ai parenti.
In primo grado alla donna era stato riconosciuto il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento, ma in Appello era stata dichiarata “colpevole”. E i giudici del Palazzaccio - con la sentenza n. 23885 della Prima sezione civile - hanno confermato questo giudizio.”
Insomma, a questa poverina era venuto lo schifo per il marito, non riusciva piu’ a dormire con lui e magari voleva pure vivere dove voleva lei e non fare il segugio del consorte. Per fortuna ha divorziato. Alimenti? Ma no, lo schifo provato e la sottrazione al “dovere coniugale” la rendono indegna di riceverli. Non sei stata brava, cosi’ non si fa. Ora ti freghi. Del resto lo dice il giudice e (cosa forse piu’ triste) lo direbbe anche mia madre.
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19th
September
2008
Ci risiamo: nonostante l’ottima campagna di boicottaggio che ha dato vita a nonsoloreggae il signor elephant man vorrebbe tornare a cantare in italia. che riproponga proprio le peggiori canzoni del proprio repertorio o ne canti di piu’ politicamente corrette, poco importa. sostenere chi sostiene l’omofobia e la violenza omofoba non ci piace a prescindere!
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19th
September
2008
Ascolti la radio e quella ti serve un quoting…
“es mejor tener un orrible final que tener orrores y orrores sin fin”.
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17th
September
2008
Momento catartico: il concerto di actitud maria marta è andato una meraviglia. La dimostrazione che possiamo proporre qualcosa di “nuovo”, forte. Bella soddisfazione, anche un po’ alla faccia di chi questo concerto ha voluto snobbarlo.
Il resto va, diciamo. Alcuni rami secchi tagliati, ma ancora da spazzare via. Vederli a terra ancora li’ non fa bene. A volte mi sento forte, a volte sento una forza che mi risucchia giù. Mi faccio coraggio da sola.
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3rd
September
2008
Io non so per quale motivo, se mi chiedono quanti anni ho, istintivamente mi viene da dire “27″, sottraendomi candidamente un lustro di vissuto. Vediamo un po’, cosa facevo a 27 anni? Mh…Ah, s’, mi leccavo le ferite da Genova, senza accorgermi dell’infezione che si stava verificando all’interno. Partivo in maniera del tutto scriteriata alla volta dell’America Latina inseguendo una persona che ritenevo importante, uno con cui riuscivo a parlare e che mi sapeva capire, per poi tornare, disgustata dalle sue ipocrisie da fricchettone egocentrico che si godeva la spiaggia di Trujillo, mentre la gente non lontano da lì moriva di fame. Restavo senza casa per un po’, mentre al lavoro (25 euro per sei ore, a gettone) mi mobbizzavano. Andavo in depressione pesante e la mia vita si bloccava. E forse e’ ancora bloccata. Forse ora capisco perché mi viene da dire “27″. Che poi e’ un bel numero. Ed e’ multiplo di tre. Ora vivo in una citta’ dalla lama facile, dall’imbroglio facile, dall’ammanicamento facile, dall’egoismo diffuso. Rapporti inconsistenti, per lo piu’. I pochi che ritengo validi me li tengo cari cari, come si dice dalle mie parti. Tanta fuffa intorno, anzi no, sono io “che so’ limitata, che so’ vetero, che so’ gnorante”, con tutti questi artistoidi yeah yeah performantissimi, che pero’ fanno i comunisti, ma non sanno nemmeno cosa sia la solidarieta’ con il compagno che si trovano accanto in assemblea, se resta senza lavoro o ha difficolta’. Con qualche eccezione rappresentata da persone che ringrazio all’infinito.
Io mi sono seccata di fare l’equilibrista delle relazioni, sempre a temere che qualcuno che sbrocchi, che non capisca, che mi soffochi. Sto meglio con i gatti. L’avevo detto che sarei finita cosi’.
Dovrei rileggere “La montagna incantata” di Mann, intanto. Chissa’ se anch’io cerchero’ di dare un senso alla mia vita con la guerra.
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1st
September
2008
Da quasi un anno vivo in una nuova casa. Dovevamo starci in 3. In 11 mesi ci siamo triplicati. In realta’ sei di noi sono di razza felina. I ragazzi ora sono troppo piccoli, ma come ogni figliolo che debba crescere e fare le sue esperienze, prima o poi dovranno lasciare il nido materno. Da novembre quattro micetti rossi e uno bianco/grigio scuro cercano casa!
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