Punture

Il 17 Novembre tutti a Genova

7th November 2007

Il 17 Novembre tutti a Genova

Ricopio l’appello di Supportolegale:

Un attacco alla memoria collettiva, fatevi sentire

Supporto legale

«La storia siamo noi» non è uno slogan. E’ un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall’altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l’istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario. Ma dal giorno in cui è iniziata la requisitoria dei pm Andrea Canciani e Anna Canepa (Md), la storia la scrive qualcun altro. E pare che le 300mila persone che hanno cantato quella canzone sei anni fa non si accorgano di nulla. In questi giorni la verve accusatoria attacca frontalmente la nostra memoria collettiva. I pm non si sono risparmiati: hanno biasimato le violenze delle forze dell’ordine, la gestione dell’ordine pubblico paragonato a una guerra tra bande, la partigianeria di testimoni inqualificabili come rappresentanti dello Stato. Hanno però voluto porre un limite alle accuse e a un processo che si deve occupare solo delle devastazioni dei manifestanti; tutto il resto non può essere usato davanti alla Corte.
Allora non si può parlare delle spranghe di ferro usate dai carabinieri nella carica di via Tolemaide, perché non hanno avuto alcun effetto diretto sulle devastazioni dei manifestanti; non si può parlare di via Alimonda, un fatto tragico ma già archiviato; non si può dubitare che le centinaia di lacrimogeni sparati sul lungomare non abbiano mai raggiunto il corteo, ma solo la piazza antistante lo schieramento di polizia; non si può non notare che in via Tolemaide ci siano stati solo 100 secondi di corpo a corpo e che, quindi, le cariche non siano state così violente; non si può non notare che, in fondo, il blindato abbia caricato ad alta velocità i manifestanti solo due o tre volte. Quindi, poco da lamentarsi.
In pratica, la rabbia di tutti noi in quei giorni per le sopraffazioni vigliacche che aggredivano chi non poteva difendersi, che esprimevano il monopolio più vecchio del mondo, quello dell’uso della forza pubblica, dobbiamo dimenticarla, perché conta poco, mentre si giustificano le forze dell’ordine e chi le comandava. Allora la carica di via Tolemaide si comprende bene. Cos’altro avrebbe dovuto fare la polizia? Allora quella di Placanica è legittima difesa, mentre quella di tutti coloro che si sono ribellati al G8 no. Forse anche i pm avrebbero dovuto essere in strada per capire cosa è stata Genova. «Non si può parlare della Diaz», affermano. Contemporaneamente offrono agli avvocati degli alti gradi della polizia un assist, sotto forma di affermazioni non provate e dossier già noti, che non cambiano nulla, ma che risultano ampiamente suggestivi per i media. Condannano l’operato della polizia nella scuola, ma si dimenticano di ricordare che fu proprio la dott.ssa Canepa a essere «interpellata» quella notte dai dirigenti poi imputati per il massacro. Ai pm «non piacciono i cattivi maestri», ma forse dai loro «buoni maestri» dovrebbero apprendere anche che non si può pensare di giocare al gioco della politica senza sporcarsi le mani. 300mila persone - bianche, pink, black, disobbedienti, migranti, pacifisti, autonomi - lo hanno fatto sei anni fa, senza paura. Se la storia siamo noi, se la memoria non è un souvenir da quattro soldi ma un prezioso ingranaggio collettivo, queste stesse persone dovrebbero correre a Genova e far sentire la propria voce in un processo che si è abituato a risolversi come una cosa «per i soli addetti ai lavori». «Addetti ai lavori» come i 25 imputati-capri espiatori sui quali si vorrebbero scaricare tutte le responsabilità di quello che fu Genova, la cui condanna sarebbe utilissima per chiudere i conti che tutti sono ansiosi da sempre di chiudere, o rimuovere. La storia non è una questione per addetti ai lavori di un’aula di tribunale. La storia siamo noi.

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7th November 2007

Dopo tanto tempo…ancora su un sorriso.

Tra poca connessione e testa che era altrove ho trascurato il blog per un po’…Incollo un po’ di arretrati, partendo da qui:

Quando ho visto i manifesti, ho capito di averlo, sì, visto in qualche corteo, forse a qualche concerto. Spero di non sembrare banale, stupida, ma era bello. E
l’immagine di quel ragazzo cosi’ bello, sorridente, sulle mura di Roma mi fa salire la rabbia, la tristezza. Non e’ riuscito a fotterti lo Stato (anche se ci e’ andato vicino), e ti sei fottuto da solo. Per questo tanti di noi sono incazzati. Cosi’ come alcuni sono incazzati con loro stessi. Perche’ certi problemi non li affrontiamo, restano .fatti personali., sono ridotti in modo neutrale e diplomatico a .scelte.. Ma poi, davvero abbiamo il .potere. di interferire in qualche modo nelle storie altrui? Non lo so. In ogni caso, quel bel sorriso che campeggia per i muri di Roma sara’ ancora li’ per qualche giorno, a ricordarmi due storie, anzi, piu’ di due. Una storia di repressione, una storia di eroina, ma anche una storia di distacco verso le pratiche politiche di altre aree, l’ennesima storia di sciacallaggio da parte della stampa, le storie di altre persone che sono andate via da un giorno all’altro, negli ultimi anni.

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