Io non so per quale motivo, se mi chiedono quanti anni ho, istintivamente mi viene da dire “27″, sottraendomi candidamente un lustro di vissuto. Vediamo un po’, cosa facevo a 27 anni? Mh…Ah, s’, mi leccavo le ferite da Genova, senza accorgermi dell’infezione che si stava verificando all’interno. Partivo in maniera del tutto scriteriata alla volta dell’America Latina per inseguire quello che ritenevo un grande amore, uno con cui riuscivo a parlare e che mi sapeva capire, per poi tornare, disgustata dalle sue ipocrisie da fricchettone egocentrico che si godeva la spiaggia di Trujillo, mentre la gente moriva di fame. Nasceva, pero’, un nuovo amore, sul quale non mi esprimero’. Restavo senza casa per un po’, mentre al lavoro (25 euro per sei ore, a gettone) mi mobbizzavano. Andavo in depressione pesante e la mia vita si bloccava. E forse e’ ancora bloccata. Forse ora capisco perché mi viene da dire “27″. Che poi e’ un bel numero. Ed e’ multiplo di tre. Ora vivo in una citta’ dalla lama facile, dall’imbroglio facile, dall’ammanicamento facile, dall’egoismo diffuso. Rapporti inconsistenti, per lo piu’. I pochi che ritengo validi me li tengo cari cari, come si dice dalle mie parti. Tanta fuffa intorno, anzi no, sono io “Che so’ limitata, che so’ vetero, che so’ gnorante”, con tutti questi artistoidi yeah yeah performantissimi, che pero’ fanno i comunisti, ma non sanno nemmeno cosa sia la solidarieta’ con il compagno che si trovano accanto in assemblea, se resta senza lavoro o ha difficolta’. Con qualche eccezione rappresentata da persone che ringrazio all’infinito.
Io mi sono seccata di fare l’equilibrista delle relazioni, sempre a temere che qualcuno che sbrocchi, che non capisca, che mi soffochi. Sto meglio con i gatti. L’avevo detto che sarei finita cosi’.
Dovrei rileggere “La montagna incantata” di Mann, intanto. Chissa’ se anch’io cerchero’ di dare un senso alla mia vita con la guerra.